Ricerca e nutrizione

Letteratura Scientifica

Questa sezione è interamente dedicata alla letteratura scientifica, costantemente aggiornata con gli ultimi studi.

Contiene:
  • raccolta di riferimenti bibliografici relativi a fattori nutritivi, elementi funzionali e corrispondenti aree tematiche
  • riassunti in italiano di importanti articoli di letteratura relativi ai temi trattati
  • pubblicazioni Parmalat.
apparato muscolo-scheletrico e mineralizzazione ossea
Quale posizione prendere sulla Vitamina D?

Bischoff-Ferrari HA, Dawson-Hughes B Where do we stand on vitamin D? Bone 41 (2007) S13–S19 Quale posizione prendere sulla Vitamina D? Le due autrici di questa review avevano condotto due metanalisi, nel 2005, che dimostravano come una significativa prevenzione del rischio di fratture dell’anca e non vertebrali nell’anziano possa essere osservabile a partire da una concentrazione sierica di 25-idrossicolecalciferolo [25(OH)D] di almeno 75 nmol/l. Questa concentrazione è raggiungibile mediante somministrazione di 700-800 UI/giorno di colecalciferolo (Vitamina D3) con o senza supplementazione di Calcio. Poiché alcuni studi recenti hanno fornito risultati contraddittori rispetto a queste indicazioni, le autrici li hanno passati in rassegna per valutare se fosse il caso o meno di rivedere le indicazioni sui livelli di Vit D3 da somministrare. Degli studi di intervento condotti con la somministrazione di 800 UI di D3 più 1000 mg Calcio/die uno solo ha fornito risultati positivi, ma la randomizzazione non classica impiegata non lo qualifica come un trial di elevata qualità. Gli altri due (il Record e il Porthouse) hanno ottenuto risultati negativi. La maggiore limitazione di questi studi è stata la bassa compliance, in pratica lo scarso rispetto del protocollo da parte dei soggetti. Per il Porthouse trial, il risultato negativo è probabilmente dovuto anche al disegno aperto dello studio. Infine, per il Record trial il profilo di rischio elevato dei partecipanti può aver limitato gli effetti della Vit D3 sulla prevenzione di cadute e fratture. Sorprendentemente, i due trials a minore dosaggio (400 UI di D3 più 1000 mg Calcio/giorno), il Larsen ed il Women’s Health Iniziative (WHI), hanno invece mostrato una riduzione del rischio di fratture nelle donne (non negli uomini), ma anche questi studi non sono molto attendibili. Il Larsen è stato limitato dal disegno aperto e dal basso grado di partecipazione dei soggetti. Il protocollo del WHI consentiva anche ulteriori supplementazioni di vit. D e Calcio ed altri trattamenti tesi a migliorare la densità ossea, che presumibilmente ne hanno condizionato il risultato positivo. Per quanto riguarda gli studi che hanno utilizzato ergocalciferolo (Vit D2), le evidenze accertate indicano una minore capacità di influenzare i livelli sierici di 25(OH)D, rispetto alla Vit D3. Le supplementazioni con D2, inoltre, comportano differenti risposte nel metabolismo della vit. D a seconda dell’età dei soggetti. Il Wessex Fracture Prevention Trial ha impiegato iniezioni intramuscolari di 300.000 UI di D2, che non hanno determinato una riduzione del rischio di fratture, a dimostrazione dell’inefficacia della D2. Un secondo trial di Low e collaboratori ha impiegato 100.000 UI di D2 ogni 3 mesi, ma il disegno aperto ed il breve follow-up rendono di difficile interpretazione i risultati. Alla luce di queste osservazioni le autrici concludono che rimane valida la raccomandazione degli 800 UI/giorno. Si devono migliorare le strategie di dosaggio per garantire l’aderenza alla supplementazione che consente il raggiungimento dei 75 nmol/l di 25(OH)D. Con una aderenza inferiore al 60% non si riescono ad identificare i vantaggi della supplementazione. Data la scarsa efficacia della D2, sia per la prevenzione primaria che secondaria, si suggerisce l’impiego esclusivo della D3 cercando di individuare quali siano gli introiti di Calcio più opportuni in funzione della concentrazione sierica di 25(OH)D e considerando soggetti a rischio di carenza di Calcio.

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