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In cosa consiste il test per l’intolleranza al lattosio e come farlo

Se sospettate di avere un’intolleranza al lattosio e dopo averne discusso con il vostro medico curante avete deciso di recarvi da uno specialista d’area per averne la certezza, questi vi sottoporrà a una visita accurata e vi farà delle domande, consigliandovi anche di fare un test clinico, quasi sicuramente il Breath Test, l’esame più diffuso e attendibile in casi simili. Questo test per l’intolleranza al lattosio, meglio conosciuto con la traduzione italiana di “test del respiro“, costituisce un prezioso ausilio nella diagnosi di un’intolleranza alimentare o di una sindrome da malassorbimento del lattosio, per questo è importante prepararsi adeguatamente in modo da svolgerlo al meglio.

Vediamo insieme di cosa si tratta, come prepararsi al meglio e se ci sono altri test che possono essere effettuati per diagnosticare un’intolleranza al lattosio. Inoltre per una corretta informazione, andiamo a vedere più da vicino quali sono i sintomi di questa intolleranza e in che modo essa può manifestarsi.

 

I SINTOMI SONO IL PRIMO CAMPANELLO D'ALLARME

L’intolleranza al lattosio, lo zucchero presente nel latte, che affligge circa due terzi della popolazione anche se talvolta si rivela passeggera, si manifesta con sintomi ben specifici ma che spesso vengono confusi con quelli di altre intolleranze alimentari (come ad esempio la celiachia, ovvero l’intolleranza al glutine) o, peggio, con quelli di patologie ben più gravi. È sempre bene, quindi, fare una diagnosi rapida e accurata in modo da eliminare tutti i dubbi, soprattutto se i primi sintomi dell’intolleranza si verificano in tenera età e si rivelano persistenti. Una diagnosi precoce fa sì che l’intolleranza non comprometta la salute del bambino; ma anche se si è già in età adulta il problema non è certo da sottovalutare. Può accadere, anche se raramente, che un neonato nasca già con un’intolleranza al lattosio e in tal caso la sintomatologia più lampante sarà data prevalentemente da un mancato aumento di peso del bambino, da un’evidente disidratazione, da episodi frequenti e costanti di vomito, diarrea e conseguente sfogo da pannolino. Spesso questa tipologia di intolleranza viene ai bambini nati prematuramente. L’enzima lattasi, infatti, si forma nell’organismo del neonato nelle ultime settimane di gravidanza e per questo motivo, se il bambino nasce prima della data ipotizzata, rischia una forte intolleranza al lattosio.

In molti casi, però, l’intolleranza al lattosio e i suoi fastidiosi sintomi non hanno luogo durante l’infanzia o l’adolescenza, bensì possono verificarsi in età adulta, quando l’enzima lattasi tende per natura a diminuire la sua attività (in questo caso si parla di intolleranza primaria, a differenza della precedente intolleranza congenita). Appena nato, infatti, il bambino per crescere bene deve consumare molto latte, ricco di calcio, proteine, carboidrati e vitamine, e ha quindi una funzionalità massima dell’enzima incaricato della digestione dello zucchero complesso lattosio, attività che si riduce progressivamente dai 2 ai 12 anni d’età nel 75% della popolazione. Nel restante 25% la funzionalità dell’enzima lattasi continua a funzionare adeguatamente per tutta la vita, ma in tutti gli altri soggetti la sua attività si riduce gradualmente e non consente più una corretta metabolizzazione del lattosio.

Questo avviene perché tale enzima, che normalmente scinde il disaccaride nei due zuccheri semplici glucosio e galattosio, più facilmente metabolizzabili e digeribili, non riesce più a svolgere correttamente la sua attività, rendendo così l’intestino incapace di digerire il lattosio e dando vita a tutta una serie di problemi di natura intestinale e gastrointestinale che, se non adeguatamente trattati, possono sfociare in malattie o in un disturbo più serio. Il lattosio si crea specificatamente nelle ghiandole mammarie dei mammiferi, per questo motivo non sarà possibile trovarlo in altri alimenti in natura. Possono essere, però, fonti di lattosio alternative alcuni prodotti industriali che implicano l’utilizzo di tale enzima nella fase di lavorazione.

A questo proposito c’è da specificare che tutti gli animali in seguito allo svezzamento non assumono più il latte. L’unico mammifero a proseguire con l’assunzione del latte dopo lo svezzamento è l’essere umano, che per natura piano piano inizia a digerirlo con maggiori difficoltà. Affidarsi a prodotti delattosati come quelli Zymil potrà essere la soluzione più idonea a superare queste difficoltà digestive. Nei prodotti delattosati il lattosio viene scisso artificialmente così da renderli più digeribili. Il loro sapore più dolce è dovuto infatti proprio alla presenza dei due zuccheri che compongono il lattosio e che normalmente vengono invece prodotti in fase digestiva.

Se l’intolleranza è in forma lieve o moderata possono verificarsi vari sintomi fastidiosi ma di scarsa entità, capaci di condizionare una buona qualità della vita ma senza invalidarla, come la digestione lenta, il gonfiore addominale, la nausea, i dolori addominali e allo stomaco, i crampi addominali, le eruttazioni, la stanchezza, la difficoltà di concentrazione e in alcuni casi anche il mal di testa e la comparsa di eruzioni cutanee. Il meteorismo, con conseguente flatulenza, è un altro dei sintomi più diffusi e consiste nella presenza persistente di gas all’interno dell’intestino a causa della presenza nel colon di lattosio non digerito, che per mezzo della flora batterica subisce una fermentazione, diventa acido e quindi si trasforma in gas idrogeno: ecco perché negli intolleranti al lattosio l’idrogeno, che dovrebbe essere espulso normalmente attraverso i polmoni, passa attraverso il colon provocando flatulenza. Questi sintomi si verificano di solito in tempi che variano dai 30 minuti alle 2 ore dopo l’ingestione di alimenti contenenti il lattosio, ma a volte si manifestano entro pochi minuti dal consumo di latte e derivati, in base a quanto è grave la carenza di lattasi nel soggetto intollerante in questione.

Quando subentra, invece, una forma più seria di intolleranza al lattosio anche la sintomatologia peggiora, amplificando i disturbi già indicati e aggiungendone spesso altri, come il vomito e la diarrea osmotica, che si verificano poco dopo aver ingerito il latte o i latticini contenenti lattosio, o al contrario stitichezza e stipsi. Ma è soprattutto la diarrea ad affliggere chi soffre di intolleranza al lattosio poiché questo zucchero nel latte, quando non viene metabolizzato dall’enzima lattasi, resta nello stomaco, attirando una grande quantità d’acqua, per effetto dell’osmosi, che finisce per dar vita ai crampi addominali con conseguente diarrea. Questo sintomo porta all’eliminazione eccessiva di sostanze preziose come il sodio e l’acqua, provocando disidratazione e problemi gastrointestinali che possono indurre un peggioramento delle condizioni cliniche del paziente.

È importante, comunque, non confondere le intolleranze alimentari con le allergie: un’allergia alle proteine del latte, infatti, presenterebbe sintomi ben più gravi e pericolosi, se non trattati immediatamente, per la vita stessa dei pazienti che ne soffrono, come difficoltà di respirazione, gonfiore del viso e della bocca e problemi respiratori. L’allergia alimentare è una patologia molto più grave e pericolosa rispetto a una intolleranza. L’intolleranza è una semplice reazione infiammatoria all’assunzione di un cibo che il nostro organismo non riesce a digerire a causa dell’assenza dell’enzima lattasi, andando ad aumentare il fermentare e la produzione di gas nell’intestino e causando i famosi crampi allo stomaco.

Se dopo aver consumato latte o derivati si verifica uno dei sintomi sopra indicati, non significa necessariamente che si soffra di intolleranza al lattosio, dato che potrebbe essere semplicemente una condizione temporanea dell’organismo, magari debilitato per altre cause, o un problema del prodotto caseario specifico ingerito. Tuttavia, se questa sintomatologia si manifesta ogni volta che si consumano latte, formaggi o cibi di altro tipo contenenti lattosio, si tratta sicuramente di un campanello d’allarme da non sottovalutare e quindi è bene fare degli approfondimenti e parlarne subito con uno specialista, che saprà consigliarvi gli esami del caso e, in seguito ad una diagnosi, le giuste indicazioni e una terapia adeguata basata su una dieta mirata (in alcuni casi accompagnata da integratori e farmaci), sia che si tratti di allergia, di intolleranza o di un’altra patologia con sintomi simili, come ad esempio la sindrome dell’intestino irritabile o il morbo di Crohn. Ma come scoprire se si è intolleranti al lattosio?

I DIVERSI TIPI DI TEST PER RILEVARE UN'INTOLLERANZA AL LATTOSIO

Se vi capita di avvertire i sintomi di intolleranza da lattosio, è importante che vi accertiate in un centro o un laboratorio di analisi per effettuare un esame diagnostico o test di intolleranza, in modo da prendere le misure necessarie in tempo.

Talvolta le intolleranze sono passeggere tuttavia, dopo un periodo, è possibile che si ripresentino i sintomi. Sono quindi consigliati un controllo e un check-up regolari affinché si possa iniziare immediatamente la cura più mirata per evitare infiammazioni più gravi e durature.

Recandovi in un ambulatorio medico per avere la diagnosi di intolleranza al lattosio, sarete sottoposti ad una visita che includerà anche domande più o meno dettagliate sulle vostre abitudini alimentari, sulla vostra attività fisica e soprattutto sull’alimentazione seguita. Successivamente a questo primo incontro, che possono svolgere sia i medici di famiglia che direttamente i professionisti della nutrizione che offrono questi servizi, probabilmente vi verrà chiesto di annotare su un diario per qualche giorno tutti i cibi consumati e i conseguenti sintomi. Se i risultati lo riterranno indispensabile sarete invitati a eseguire uno o più test clinici per rilevare l’effettiva presenza di un’intolleranza al lattosio. Nella medicina moderna esistono tre fondamentali tipi di test per l’intolleranza al lattosio, o “lattosio test“, gli unici davvero attendibili, e tutti prevedono la raccolta di campioni a digiuno, che verranno poi raccolti ed esaminati in laboratorio in tempi prestabiliti che variano in base al test effettuato.

Il test ematico misura il glucosio, e quindi il livello di glicemia, nel sangue, rilevando la conversione del lattosio ingerito negli zuccheri semplici glucosio e galattosio, ma generalmente questo esame non viene eseguito singolarmente, bensì, qualora ne venga individuata dal medico la necessità, in supporto a un test di natura genetica o a un Breath Test del lattosio. Per l’esecuzione del test ematico si effettua una somministrazione per via orale di una quantità nota di lattosio, quindi vengono raccolti attraverso prelievi dei campioni di sangue a intervalli regolari e predeterminati per il dosaggio del glucosio. Dal momento che il lattosio digerito determina la liberazione di glucosio e galattosio, il mancato aumento dei livelli di glucosio nel sangue indicherà la presenza di un’intolleranza al lattosio. Dopo la somministrazione di lattosio, i risultati di questo test devono comunque essere valutati con attenzione, dato che talvolta i soggetti diabetici, ad esempio, possono mostrare incrementi glicemici anche se la produzione di lattasi non è sufficiente. In questo caso si consiglia la realizzazione di un test genetico o un più comune Breath Test per accertarsi dell’intolleranza al lattosio senza ulteriori tentennamenti.

Il test genetico è molto semplice e assolutamente non è un esame invasivo, dato che implica un prelievo della saliva che deve essere eseguito quando la bocca è pulita e senza che vi siano state introdotte sostanze diverse dall’acqua nei 30 minuti precedenti il test, soprattutto cibi, caramelle, bevande alcoliche o zuccherine, caffè, tè, farmaci come sciroppi, collutori o sostanze effervescenti e fumo di sigaretta.

Dalle cellule della mucosa della bocca viene estratto e analizzato il DNA del paziente, che nel giro di pochi giorni avrà la risposta. Il test genetico viene consigliato soprattutto ai soggetti che hanno in famiglia altre persone intolleranti al lattosio e può essere eseguito anche prima che si sviluppi una qualunque sintomatologia, poiché presenta risultati certi circa il rischio di sviluppo dell’intolleranza al lattosio. La sua estrema semplicità lo rende ideale e affidabile anche per i bambini, a cui sarebbe molto più complicato far eseguire in modo corretto un test del respiro. Questo tipo di analisi permette di distinguere tra l’intolleranza al lattosio di origine genetica, tipica dell’età adulta, e l’intolleranza indotta secondariamente in seguito ad altre patologie che possono aver provocato un deficit di lattasi e un danno della mucosa intestinale a causa di gastroenteriti, celiachia, disordini nutrizionali, terapie farmacologiche o interventi chirurgici.

Il risultato del test genetico potrà così evitare al paziente di sottoporsi a ulteriori analisi più impegnative come il Breath Test o addirittura la biopsia intestinale. Con la biopsia intestinale si procede all’estrazione di una parte di tessuto intestinale da analizzare al microscopio in laboratorio. Si tratta di un vero e proprio intervento che va ad intaccare l’intestino che verrà analizzato e studiato da un medico specialista. Tra tutti i test quello legato alla biopsia intestinale è quello più invasivo e sconsigliato, data la forte efficacia del Breath Test, indolore, rapido e semplice da realizzare.

Siamo alla fine arrivati al Breath Test, complementare a quello genetico perché fornisce informazioni diverse volte a completare la diagnosi di intolleranza al lattosio. Se i fastidiosi sintomi riconducibili a quelli tipici dell’intolleranza al lattosio possono essere collegati a cause come una terapia a base di antibiotici, particolari operazioni chirurgiche al tratto gastro-intestinale, una forte gastroenterite, la celiachia o infezioni dell’apparato digerente e intestinale, ad esempio, è sicuramente consigliabile eseguire prima di altri esami questo test del respiro, in modo da valutare se si tratti di un’intolleranza al lattosio secondaria e quindi transitoria.

Qualora invece i sintomi siano presenti da anni e non ci siano state cause contingenti come quelle già citate, è possibile che si tratti di una forma primaria di intolleranza al lattosio e sarà quindi utile eseguire il test genetico per capire se si ha a che fare con una condizione definitiva, perché scritta nel DNA, o meno. Purtroppo, anche qualora scopriate prima del tempo di essere soggetti a un’intolleranza al lattosio non ancora insorta, la prevenzione non è possibile, per cui potrete solo cominciare ad adottare una dieta a basso contenuto di lattosio per evitare l’insorgere dei futuri e spiacevoli sintomi di cui abbiamo già parlato. Il Breath Test resta comunque un test di partenza attraverso il quale è possibile assumere delle misure preventive in materia di intolleranza al lattosio. Ma in cosa consiste il famoso Breath Test?

IL BREATH TEST: IN COSA CONSISTE?

Il test del respiro è il principale test impiegato per rilevare e diagnosticare l’intolleranza al lattosio, quello utilizzato più frequentemente e per questo definito “gold standard“. Lo si può eseguire con facilità in una clinica o in una struttura a livello ambulatoriale che prevede tale servizio (in gastroenterologia e endoscopia digestiva, dove si svolgono i normali controlli per disturbi gastrointestinali) e comincia con l’acquisizione di un campione di riferimento basale del respiro del paziente prima di fargli bere una bevanda contenente acqua miscelata insieme a una determinata quantità di lattosio. Dopo l’assunzione della miscela, verrà chiesto al paziente di respirare nuovamente in una sacca, per diverse volte e a intervalli regolari di 30 minuti (per una durata complessiva dell’esame di 3 o 4 ore), all’interno di un macchinario specifico in grado di misurare la quantità di idrogeno presente nell’aria espirata.

Un incremento significativo del livello di idrogeno nel respiro del paziente che ha ingerito lattosio rispetto al riferimento di base indica una probabile intolleranza al lattosio, dimostrando così che il disaccaride non digerito ha raggiunto l’intestino dove è stato scomposto dai batteri generando idrogeno e altri gas in quantità eccessive; l’idrogeno, quindi, in parte verrà riassorbito dalla mucosa del colon e in parte entrerà nel circolo sanguigno per essere eliminato dai polmoni attraverso il respiro. Il test consiste quindi nella misurazione di gas idrogeno emesso dal paziente.

Campioni di respiro privi di idrogeno o con livelli bassi di questo gas indicano invece una scarsa probabilità di intolleranza al lattosio, a meno che non si ottenga un falso negativo a causa dei batteri intestinali che non producono idrogeno: in tal caso il test può essere confermato facendo ingerire al paziente del lattulosio, uno zucchero disaccaride sintetico e non digeribile che viene trasformato in idrogeno dai batteri intestinali analogamente al lattosio. Poiché il lattulosio non viene assorbito dall’intestino, la mancata produzione di idrogeno suggerirà la presenza di un falso negativo.

Attraverso il lattosio Breath Test dunque vengono analizzati campioni di aria espirata per rilevare la presenza di idrogeno rispetto a quella di anidride carbonica e stabilire l’assorbimento di latte e la sensibilità a latte e derivati durante il transito intestinale.

I Breath Test vengono prescritti dal medico non solo in relazione al lattosio ma anche in presenza di sintomi riconducibili ad altre intolleranze con relativo malassorbimento di zuccheri normalmente assorbibili, come il fruttosio, il sorbitolo o il glucosio, oppure non assorbibili, come il lattulosio già citato e lo xilosio.

L’intolleranza al lattosio è tuttavia la più diffusa e la metodica operativa del test del respiro volto a rilevarla prevede, come già accennato, l’assunzione orale di una dose prestabilita di lattosio (di solito 20 g) sciolta nell’acqua e la successiva analisi dei gas espirati dal paziente dopo un certo periodo di tempo (in genere 30 minuti). Il picco di idrogeno ricercato nell’aria espirata dal paziente, la cui presenza è spia di fermentazione intestinale del disaccaride non assorbito da parte della flora microbica del colon, è la prova dell’intolleranza al lattosio.

Se, ad esempio, vengono somministrati 20-25 g di lattosio (15 g nei bambini), corrispondenti a 400-500 ml di latte, il test del respiro verrà considerato positivo se nell’aria espirata dopo 30, 60, 90, 120, 150 e 180 minuti (più raramente dopo 210 e 240 minuti) dall’ingestione, si registrerà un picco di idrogeno superiore rispetto ai valori basali, rilevati attraverso il test svolto sul paziente prima di somministrargli la bevanda contenente lattosio. In base all’ampiezza di tale picco, qualora rilevato, l’intolleranza al lattosio potrà essere classificata lieve, moderata o grave, mentre se il picco non viene registrato significa che il paziente è capace di digerire il lattosio senza problemi. I falsi positivi sono molto meno frequenti rispetto ai falsi negativi e quando si verificano sono in genere legati alla presenza di una sovracrescita batterica nell’intestino tenue: qualora questo dovesse esserci un referto del genere ci penseranno gli altri esami sopracitati a chiarire la situazione del paziente in modo netto.

COME PREPARARSI AL BREATH TEST?

Riportiamo di seguito alcuni consigli utili per la corretta preparazione e funzionamento per il Breath Test.

Il Breath Test è un esame estremamente efficace e attendibile, ma perde valore diagnostico qualora il paziente intollerante al lattosio presenti una flora intestinale scarsa, compromessa dall’utilizzo di antibiotici oppure dall’abuso di prodotti lassativi o di clisteri. Queste interferenze infatti potrebbero dar vita a falsi negativi ed è per questo che occorre preparare adeguatamente l’organismo prima di eseguire il test del respiro. Come sarà lo specialista stesso a dirvi durante il vostro appuntamento, dovrete quindi sospendere l’assunzione di estratti pancreatici e di antibiotici nei 15 giorni precedenti l’esame così come dovrete sospendere l’assunzione di lassativi, antiacidi, fermenti lattici, emollienti delle feci e antidiarroici almeno 7-15 giorni prima del test, a discrezione del medico.

Nelle 24 ore che precedono l’esame evitate di fare attività fisica intensa ma soprattutto di consumare latte e derivati di origine animale, e lo stesso vale per tutti i prodotti alimentari che possono contenere lattosio o in cui è presente il latte come additivo come ad esempio i biscotti, i panini al latte, vari prodotti da forno, le merendine, le pizze dolci, le crostate, il cioccolato non fondente, i dolcetti e le caramelle di vario tipo, i gelati, le creme, i budini, salse e condimenti vari, i salumi insaccati, fatta eccezione per il prosciutto crudo e la bresaola. Meglio mangiare, la sera prima dell’esame, solo ed esclusivamente riso, gallette a base di riso, uova, carne non conservata o pesce, utilizzando per il condimento solo un filo d’olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale ed evitando burro e margarina non vegetale al 100%, con l’acqua come unica bevanda consentita, acqua gassata o naturale che sia.

Dalle ore 21 del giorno precedente l’esame, invece, il paziente dovrà osservare un digiuno rigoroso e completo, senza ingerire più niente e potendo soltanto bere acqua fino al momento del test la mattina seguente. È importante mantenere il digiuno completo prima di un test di questo tipo, altrimenti si rischia di intaccare l’esito della prova, e non fare nessuna attività che possa alterare il proprio organismo. Si consiglia di portare con sé uno spazzolino da denti e dentifricio, perché potrà essere richiesto, durante la prova, di lavare la bocca per neutralizzarla tra un assunzione di lattulosio o lattosio e l’altra per migliori esecuzione e diagnostica del test.

Ma come eseguire il Breath Test nel modo più corretto? Prima di tutto, è necessaria l’astensione da tutte le possibili fonti di lattosio in vista del test del respiro, compresi medicinali e integratori che possono contenerlo come eccipiente, dovrà essere particolarmente attenta e scrupolosa, soprattutto qualora i sintomi che indicano un’intolleranza al lattosio siano piuttosto seri, ed è consigliabile non fumare il giorno prima dell’esame. Fate attenzione a tutte le etichette degli alimenti presenti in casa, poiché spesso all’interno di insaccati o alimenti a lunga conservazione ci possono essere tracce di lattosio. Questo elemento infatti permette ai cibi di rimanere freschi e presentare un colore acceso e salutare. Anche durante l’effettuazione del test, ovviamente, si dovrà evitare di mangiare e di fumare e potrà essere ingerita solo una piccola quantità d’acqua naturale, in genere non più di mezzo bicchiere, per non rischiare di compromettere la validità dei risultati dell’esame.

È anche possibile che al paziente venga richiesto di lavarsi i denti o di sciacquarsi la boccacon dell’acqua, prima e durante il test del respiro. Qualora siate affetti da patologie intestinali acute (come una gastroenterite virale o una salmonellosi) o da episodi di diarrea frequenti sarà meglio rimandare l’esecuzione del Breath Test a un altro momento.

Se eseguito nel pieno rispetto di queste poche e semplici regole, attraverso l’analisi dei referti il test del respiro consente di diagnosticare con certezza l’intolleranza al lattosio, indirizzando il medico verso la prescrizione di una terapia corretta e di un’alimentazione senza lattosio equilibrata e adeguata al paziente. Che vi venga consigliata una dieta di rotazione oppure una dieta di esclusione, il consumo di alimenti privi o a basso contenuto di lattosio, come la linea dei prodotti delattosati Zymil, vi aiuterà a non stravolgere il vostro regime alimentare, seguendo una dieta corretta ma senza dover rinunciare ai preziosi valori nutrizionali del latte e di alcuni suoi derivati come gli yogurt, la panna fresca, la panna da cucina e perfino il gelato. Ormai infatti è possibile trovare in commercio tantissimi prodotti senza lattosio, da quelli più semplici a quelli più sfiziosi come formaggi o altro.
Grazie a questi prodotti delattosati potrete creare importanti ricette e gustosi pranzi in piena libertà senza essere obbligati a eliminare alimenti squisiti come il latte, la panna o lo yogurt. Questi prodotti, infatti, mantengono invariate le fondamentali proprietà del latte (ad esempio esercitare un effetto soppressivo sul batterio chiamato Helicobacter pylori il quale può essere causa di tumori allo stomaco) e la sua naturale bontà, consentendo a chiunque, grazie alla sua elevata digeribilità e leggerezza, di consumare questo gustoso alimento adatto a ogni fascia d’età, perfetto per la colazione e la merenda ma ideale anche per dar vita a squisite ricette dolci e salate.

Cercate qualche sfiziosa idea in proposito? Allora provate a trovarla tra queste 10 ricette per preparare una squisita cena senza lattosio: farete felici grandi e piccini, provare per credere!

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