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Alimenti fortificati: cosa sono e come funzionano

Avete mai sentito parlare di “alimenti fortificati”? Possono essere molto utili per integrare determinate vitamine o sali minerali, e negli ultimi anni sono sempre più diffusi e conosciuti. Ecco che cosa sono, come funzionano e alcuni consigli su quando usarli.


Cos’è la fortificazione di un alimento


Si parla di fortificazione di un alimento per indicare il processo con cui si aggiunge a un certo prodotto alimentare un nutriente, ossia una sostanza che apporta dei benefici al nostro organismo. Un alimento fortificato è quindi un cibo come tutti gli altri all’aspetto e al gusto, ma conterrà un’aggiunta di un certo nutriente.


Il più delle volte, negli alimenti fortificati si aggiunge un micronutriente, ossia una vitamina o un sale minerale; di solito, i micronutrienti aggiunti sono quelli meno diffusi, più difficili da ottenere con una dieta standard. A volte, tuttavia, si aggiungono anche altre sostanze, come proteine o fibre, per migliorare alcune caratteristiche di un prodotto dal punto di vista della qualità nutrizionale.


Lo scopo della fortificazione degli alimenti è quello di aumentare il livello di assunzione di una determinata sostanza nel soggetto che li consuma. In genere, la considerazione che guida la scelta di fortificare un alimento è guidata da statistiche sulle carenze di quella sostanza nella popolazione, così da migliorare la salute di tutti.


Inizialmente, il processo è stato impiegato dalle aziende per rimediare alla perdita di nutrienti che avveniva nel corso della produzione. Solo in seguito si è iniziato a optare per l’arricchimento allo scopo di rendere più ricchi e nutrienti alcuni prodotti già di per sé pronti per il consumo e non “indeboliti” dalla lavorazione.


In particolare, le aziende hanno preparato alimenti fortificati specifici per fasce di popolazione, così da venire incontro alle loro tipiche carenze nel fabbisogno nutrizionale. Alcuni esempi sono alcuni prodotti per l’infanzia, su tutti i cereali per la colazione, uno dei primi cibi nei quali le aziende hanno addizionato alcune vitamine, sali minerali o fibre.


Ovviamente, il processo era guidato, e lo è tuttora, anche da esigenze commerciali: in questi casi si parla di fortificazione volontaria. Diversa è la fortificazione obbligatoria, così definita perché stabilita da una legge. In alcuni Paesi, soprattutto in via di sviluppo (ma non solo), i governi hanno deciso di porre rimedio alle mancanze nutrizionali della popolazione imponendo alle aziende di fortificare obbligatoriamente alcuni loro prodotti con i nutrienti di cui c’era maggiore carenza.


Tale decisione di politica sanitaria ha fatto sì che ad oggi, in molti Stati, alcuni alimenti di base siano sempre fortificati. Per “alimenti di base” si intende quelli che costituiscono le fondamenta della dieta di una certa popolazione, per esempio le farine di diversi cereali, oppure il latte e i latticini.


Nel nostro Paese, una norma europea disciplina la fortificazione degli alimenti, stabilendo per esempio i limiti dei nutrienti con cui arricchire i prodotti o il modo con cui indicare sulla confezione gli ingredienti addizionati. La legge riconosce comunque l’utilità della fortificazione, pur senza sottovalutare come la cosa più importante per la salute e il benessere sia una dieta sana, equilibrata e varia.


Alimenti fortificati e alimenti arricchiti: quali sono le differenze


Molto spesso si tende a fare confusione tra alimenti fortificati e alimenti arricchiti. In verità, la confusione non è solo diffusa ma anche, in un certo senso, legittima: sia gli studiosi che le legislazioni di molti Stati non usano i due termini in maniera univoca, ma li alternano in modo libero.


Possiamo dire che la differenza principale sta nel rapporto tra nutrienti aggiunti e nutrienti preesistenti. In particolare:



  • si tende a parlare di alimento fortificato per indicare un cibo cui sono aggiunti nutrienti che precedentemente non conteneva, e che vengono invece integrati con appositi processi chimici. Quanto abbiamo detto sopra riguardo agli alimenti fortificati (soprattutto a quelli obbligatori in certi Paesi) riguarda proprio questa tipologia di lavorazione. La fortificazione in senso stretto è dunque anche una misura di sanità pubblica particolarmente importante e influente sulla popolazione;

  • per contro, un alimento arricchito viene di solito definito tale quando ha, tra le sue aggiunte, una o più sostanze nutritive che conteneva già prima di essere processato, ma che o possedeva in quantità scarsa o erano andate perdute durante la lavorazione. In questo senso, un alimento arricchito ha caratteristiche superiori, dal punto di vista della nutrizione, rispetto alla sua versione non arricchita.


Come si può facilmente intuire, la differenza non è sempre chiara e facilmente distinguibile. Si pensi, per esempio, al latte cui viene addizionata la vitamina D (una delle aggiunte più comuni nel campo alimentare): le aziende parlano quasi sempre di latte fortificato, ma in verità nel latte ci dovrebbe essere già una quantità preesistente, seppur piccola, di vitamina D, il che lo renderebbe tecnicamente un prodotto arricchito, non fortificato.


È possibile dire lo stesso delle farine con aggiunta di vitamine, un alimento assai comune in alcuni Paesi del mondo: il grano contiene già alcune vitamine in natura, ma le perde quando viene raffinato e lavorato. Perciò, le stesse vitamine vengono aggiunte nuovamente alla fine della lavorazione. La farina così ottenuta, benché definita fortificata, sarebbe di fatto una farina arricchita.


Alimenti fortificati: quando e per chi sono indicati


La fortificazione degli alimenti non è sempre una procedura necessaria. In moltissimi casi, una dieta varia e bilanciata è più che sufficiente per soddisfare il proprio fabbisogno energetico e nutrizionale. In particolare, preparando spesso verdure, cereali integrali, latticini e altri prodotti ricchi di micronutrienti, è generalmente facile non avere particolari carenze nutrizionali.


Tuttavia, in alcune circostanze gli alimenti fortificati sono consigliati anche da nutrizionisti ed esperti. Del resto, assumere un alimento fortificato ha un risultato simile a quello di un integratore alimentare, con la differenza che è molto più semplice da prendere.


Ciò vale, soprattutto, per i bambini: se un bambino ha una carenza di una specifica vitamina (o di un certo sale minerale), anziché prescrivergli medicinali o integratori potrebbe essere sufficiente preparargli degli alimenti fortificati. Ciò non richiederebbe nemmeno una variazione nelle sue abitudini alimentari quotidiane.


Lo stesso discorso si può fare per gli anziani. Ci sono determinati elementi di cui durante la terza età si manifesta più spesso la carenza: basti pensare alla vitamina D o al calcio, fondamentali per le ossa. In questi casi, il consumo di un alimento fortificato può essere un metodo poco invasivo, e che l’anziano non rischia di dimenticare, per assumere i nutrienti di cui ha un deficit.


Vi sono poi molte altre categorie di persone che potrebbero beneficiare di alimenti fortificati: per esempio le donne in gravidanza, che necessitano quasi sempre di un surplus di vitamine e sali minerali che può essere in parte soddisfatto con un alimento arricchito o fortificato. Lo stesso si può dire di malati che soffrono anche di deficit nutrizionali.


Non bisogna poi dimenticare chi segue delle diete particolari, su tutte la dieta vegana. In alcuni casi, le persone che adottano un’alimentazione che esclude categoricamente determinati alimenti potrebbero avere dei deficit più o meno seri di alcuni nutrienti, e perciò l’uso di alimenti fortificati potrebbe avere per loro un ruolo importante nel favorire l’assorbimento dei micronutrienti mancanti.


Alcuni, infine, hanno l’abitudine di consumare sempre dei cibi che hanno delle aggiunte di vitamine o sali minerali, e potrebbero chiedersi: gli alimenti fortificati possono fare male? Fortunatamente, la risposta è no: a meno che il consumo non diventi smodato, una dose aggiuntiva di una determinata sostanza benefica non produrrà effetti nocivi, ma verrà semplicemente eliminata dall’organismo.


La fortificazione con aggiunta di vitamina D


Di per sé, gli alimenti naturalmente ricchi di vitamina D sono pochi, e spesso poco diffusi. Uno di quelli che ne ha più in abbondanza all’origine è l’olio di fegato di merluzzo, decisamente poco presente sulla nostra tavola e, per molti aspetti, assai poco gradito ai più.


Quantità molto inferiori si trovano nei pesci più grassi (tonno, salmone, aringa, anguilla) e in altri molluschi o frutti di mare (ostriche, gamberi); ancora minore è la quantità di vitamina D presente in altre fonti, per esempio nei formaggi più grassi, nel burro, nel tuorlo d’uovo, nel fegato e nei funghi.


È vero che la maggior parte della vitamina D è sintetizzata dal nostro corpo più che assunta da questo o quell’alimento. Infatti, attraverso l’azione dei raggi solari sulla pelle, l’organismo è in grado di effettuare da sé la sintesi di questa molecola fondamentale dalle proprietà preziosissime per la salute umana, dalle ossa al sistema immunitario.


Tuttavia, va anche considerato che molti bambini, ragazzi e adulti hanno una carenza di vitamina D al giorno d’oggi, e questo soprattutto a causa del loro stile di vita. La sedentarietà, le diete sregolate e la poca esposizione al sole fanno sì che il deficit sia piuttosto diffuso e che l’apporto introdotto con l’alimentazione sia insufficiente.


Per questo, specie se la carenza è certificata da una visita specialistica, diventa importante ricorrere agli alimenti fortificati con la vitamina D, utilizzati soprattutto nelle diete vegane, ma non solo. Tra questi alimenti, in genere, sono compresi il succo di frutta (di solito succo d’arancia), il latte vaccino o di soia, i cereali per la prima colazione e alcune tipologie di farina (avena, segale).


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