Condividi

Parmalat - logo

I latte ed i suoi derivati sono parte di una dieta sostenibile?

Oggi i consumatori sono consapevoli che le loro scelte alimentari hanno ricadute sia sulla salute che sull’ambiente e sulla Società.


Le Istituzioni e il mondo medico-scientifico hanno il compito di fornire informazioni chiare, frutto delle più recenti evidenze scientifiche, affinchè le persone possano fare scelte corrette ed equilibrate, in accordo con lo stile di vita, il livello culturale e lo stato sociale, le tradizioni locali e la necessità di andare verso un sistema alimentare sempre più sostenibile.


In Italia, come in quasi tutti i Paesi del mondo, gli Organi competenti emettono le linee guida per una sana alimentazione.  Le linee guida italiane indicano che un’alimentazione completa  ed equilibrata, deve includere tutti gli alimenti, considerare la porzione e le frequenze di consumo, tenendo conto delle esigenze nutrizionali delle diverse fasce di età. L’ultima revisione del 2018 dedica per la prima volta un capitolo alle diete sostenibili, affermando che tutti possiamo contribuire e fornisce indicazioni su come comportarsi.


I REGIMI ALIMENTARI


La popolazione  può  essere  sommariamente divisa in due grandi blocchi:  gli Onnivori,  che mangiano indifferentemente prodotti animali e vegetali e i "vegetariani”, che escludono i prodotti animali secondo regimi dietetici diversi. Questi ultimi possono semplicisticamente essere raggruppati in:



  • Latto-ovo vegetariani, noti semplicemente come vegetariani, sono i soggetti che includono nella loro dieta prodotti di origine animale come uova e latticini, ma escludono carne e pesce.

  • Pescatarian, i vegetariani che consumano anche pesce e prodotti ittici.

  • flexitarians, i soggetti che seguono una dieta flessibile (o semi-vegetariana) e mangiano carne solo occasionalmente (meno di una volta a settimana).

  • vegani, i soggetti che seguono il regime più rigoroso perchè esclude tutti i prodotti animali.


In questo scenario, le diete “estreme”,  completamente squilibrate rispetto alle indicazioni delle Linee Guida, sono quelle più problematiche sia per i rischi nutrizionali che per l’ impatto ambientale.


Le diete  “intermedie”, coprono quell’area grigia che può rappresentare un buon equilibrio tra salute e ambiente e trovare il consenso scientifico.


Nelle diete intermedie  trovano una buona collocazione il latte e i suoi derivati, quali alimenti di origine animale, fornitori di nutrienti essenziali con un contenuto impatto ambientale. I latte ed i suoi derivati rientrano quindi tra gli alimenti di una dieta sostenibile.


Il latte è un alimento ad elevata densità nutrizionale, che apporta quantità importanti di nutrienti essenziali, e a bassa densità energetica. E’ accessibile alla popolazione ed è economico in relazione alla densità nutrizionale. Le linee guida italiane per una sana alimentazione affermano testualmente:



  1. “consuma sempre latte e yogurt secondo le raccomandazioni. Sono alimenti importanti per l’equilibrio della dieta, che consumiamo poco e che hanno un impatto ambientale minore rispetto ad altri alimenti di origine animale”

  2. “Non è vero che si possa confrontare l’impatto ambientale di 1 kg di carne (o di latte e yogurt) con quello di 1kg di verdura, perché il contenuto di nutrienti è completamente diverso, così come le quantità di consumo raccomandate, nettamente più basse per la carne (300g a settimana ), basse per latte e derivati ( 375g al giorno tra latte e yogurt) e più alte per i vegetali (quasi un kg al giorno tra frutta e verdura).


Uno studio sull’utilizzo del suolo suggerisce che le diete ovo-latto-vegetariana, latto-vegetariana (e ovviamente vegana) hanno il  minor impatto in termini di utilizzo del suolo. Lo stesso studio mostra che l’impatto è simile per la diete flessibili (flexitarians).


Approfondire ulteriormente queste aree intermedie può aiutare a non generalizzare, a non additare gli alimenti di origine animale come i maggiori responsabili dell’impatto ambientale, senza considerare i nutrienti essenziali che contengono, le porzioni e la frequenza di consumo, tutti elementi fondamentali e riportati dalle linee guida per una sana alimentazione.


Indirizzare le ricerche in quest’ottica  può infine offrire opportunità per una collaborazione tra scienziati con differenti opinioni sulle diete sostenibili e sistemi alimentari sostenibili.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:



  1. Linee Giuda per una sana alimentazione, revisione 2018, CREA (Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione), https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/-/linee-guida-per-una-sana-alimentazione-2018;

  2. Drewnowski A., et al., Toward Healthy Diets from Sustainable Food Systems, Curr Dev Nutr 2020;4:nzaa083;

  3. Ujué Fresán and Joan Sabaté, Vegetarian Diets: Planetary Health and Its Alignment with Human Health, Adv Nutr 2019;10:S380–S388;

  4. Wozniak H., et al., Vegetarian, pescatarian and flexitarian diets: sociodemographic determinants and association with cardiovascular risk factors in a Swiss urban population, British Journal of Nutrition, 2020.


prossimo articolo

Frutto della passione: cos’è, come si usa e quali sono i benefici

LEGGI