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Rapporto tra lattosio e diabete

Il diabete è una malattia cronica molto comune: in Italia a circa 3 milioni di persone è stata diagnosticata questa patologia. I fattori di rischio del diabete possono essere la familiarità e uno stile di vita non adeguato, ad esempio un’alimentazione scorretta e sedentarietà.


Per chi soffre di diabete è importante saper affrontare la propria malattia anche da un punto di vista nutrizionale. Mangiare bene, infatti, è importante sia per il fisico che per la mente.


Alcuni alimenti devono essere evitati o consumati con attenzione: gli zuccheri, come il lattosio, sono tra questi. Che effetti possono avere sulla curva glicemica?


Scoprite tutto quello che c'è da sapere sul rapporto tra lattosio e diabete qui nel nostro articolo di approfondimento:


Come si manifesta il diabete?


Il diabete è una malattia caratterizzata da un aumento nel sangue dei livelli di zucchero (glucosio), condizione definita con il termine di iperglicemia, causato da una produzione ridotta o di un’inefficacia a livello biologico dell’insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue e che è prodotto dal pancreas.


L’insulina consente al glucosio di entrare nelle cellule e poter essere utilizzato come fonte di energia. Quando questo meccanismo subisce un’alterazione di qualsiasi natura, il glucosio si accumula nel sangue con varie conseguenze per l’organismo.


Il diabete si manifesta in due forme principali: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2. Ci sono poi altre forme come il diabete gestazionale, che si manifesta durante la gravidanza, il diabete monogenetico, causato da un difetto genetico in grado di determinare iperglicemia, e infine il diabete secondario ad altre patologie, come malattie del pancreas, o all’utilizzo di farmaci, come ad esempio una terapia prolungata a base di cortisone, soprattutto in persone predisposte.


Il diabete di tipo 1 è caratterizzato da un’assenza totale di produzione di insulina, è di origine autoimmune e interessa prevalentemente gli individui sotto i 40 anni. Nel pancreas si ha la distruzione delle cellule β, che producono l’ormone insulina, e di conseguenza si ha una carenza assoluta di insulina in poco tempo.


Questa distruzione è operata da anticorpi e citochine prodotte dal sistema immunitario dell’organismo che non riconosce queste cellule. A scatenare questa reazione del sistema immunitario potrebbero essere fattori ambientali o fattori genetici che predispongono a reagire contro agenti infettivi, come virus o batteri, coinvolgendo però anche le cellule del pancreas. In caso di diabete di tipo 1 sono necessarie le iniezioni di insulina per tutta la vita, oltre alla necessità di seguire un corretto stile di vita per prevenire l’insorgenza di complicazioni dovute alla malattia.


Il diabete di tipo 2 è la forma più comune, si manifesta dopo i 30-40 anni e si ha un graduale aumento della glicemia del sangue. Il pancreas è in grado di produrre insulina ma le cellule dell’organismo non riescono a utilizzarla a pieno, si ha quindi una condizione di insulino-resistenza, e/o non è prodotta in quantità sufficiente per l’organismo, cioè vi è una carenza relativa di insulina.


Queste condizioni coesistono spesso, in varie combinazioni, nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 e sono dovute ad anomalie funzionali di vari organi e tessuti, come il fegato, il tessuto adiposo, l’intestino e il cervello, e non solo delle cellule α e β del pancreas. Alcuni dei fattori di rischio sono l’obesità, l’ipertensione, il fumo di sigaretta, la sedentarietà e l’età avanzata. La terapia da adottare varia in base alla propria situazione clinica e alle proprie caratteristiche.


La sintomatologia classica del diabete prevede stanchezza, aumento della sete, aumento della diuresi, perdita di peso che può essere corredata da aumento dell’appetito, dolori addominali e può portare anche nei casi più gravi a confusione mentale e perdita di coscienza. Inoltre, la condizione di iperglicemia può causare danni ai vasi sanguigni che possono portare a danni neurologici, renali, oculari e infine cardio-cerebrovascolari.


Che cos’è il lattosio?


Il lattosio è uno zucchero disaccaride, che si trova con diverse concentrazioni in tutti gli alimenti appartenenti al gruppo del latte e dei suoi derivati, ed è composto da due monosaccaridi, il glucosio e il galattosio. La percentuale di lattosio contenuta nel latte vaccino è molto maggiore rispetto allo yogurt e questa si azzera nei formaggi stagionati e a pasta dura, come il parmigiano o il pecorino. Il lattosio però non si trova solo in questo tipo di alimenti.


A livello industriale, infatti, spesso viene aggiunto direttamente nella preparazione oppure viene utilizzato come conservante ma anche come eccipiente per alcuni farmaci. Per questo motivo si possono trovare tracce di lattosio nei prodotti da forno, nei salumi, nelle salse e nelle minestre.


Chi soffre di intolleranza al lattosio perciò deve scegliere gli alimenti da consumare prestando attenzione alle etichette.


Che rapporto c’è tra lattosio e glicemia?


Il lattosio, così come il glucosio, il galattosio, il fruttosio e il saccarosio, rientra nei carboidrati semplici ovvero gli zuccheri che si trovano principalmente nelle frutta e nei dolci, che a differenza dei carboidrati complessi, che si trovano nei cereali, ad esempio, e sono composti prevalentemente da amido, vengono assorbiti in meno di 10 minuti dall’intestino. Questo processo è messo in atto dall’insulina, che trasforma i carboidrati in energia per l’organismo. L’assorbimento di carboidrati si traduce in un aumento di glucosio nel sangue.


L’indice glicemico è un valore che esprime la velocità con cui la glicemia, ovvero il valore della concentrazione di glucosio nel sangue, aumenta dopo aver mangiato un alimento. Tanto più i carboidrati sono semplici e raffinati, tanto più velocemente aumenterà l’indice glicemico.


Per questo motivo chi è affetto da diabete deve evitare il consumo di carboidrati semplici e prediligere quelli a basso indice glicemico, senza abusarne. Il consumo di carboidrati complessi risulta migliore poiché a lento rilascio e hanno quindi un minor impatto sulla glicemia. Inoltre, se si tratta di carboidrati complessi integrali, contengono anche le fibre, alcune delle quali non vengono digerite dal nostro organismo e abbassano l’indice glicemico.


È bene consumare, quindi, alimenti privi di lattosio o alternare quelli che lo contengono con il consumo di altre bevande o prodotti alternativi, ad esempio il latte di origine vegetale senza zuccheri aggiunti e lo yogurt di soia.


Il latte delattosato, rispetto a quello normale, ha un indice glicemico più alto poiché la digestione del lattosio è più veloce, essendo già scisso nelle sue due componenti. Questo determina un’assimilazione più veloce degli zuccheri ma la quantità di zuccheri totali è la stessa.


Consigli su cosa mangiare in caso di diabete


Chi soffre di diabete deve seguire uno stile di vita adeguato che preveda non solo abitudini alimentari specifiche ma anche movimento fisico e l’astensione dal fumo.


Prestare molta attenzione alla propria alimentazione per il paziente diabetico significa evitare il più possibile alimenti con alto indice glicemico, che possono innalzare rapidamente i livelli di glucosio nel sangue, e adottare un’alimentazione a basso contenuto di grassi saturi e colesterolo, per evitare l’insorgere di complicazioni cardiovascolari, visto che il diabete li predispone già di per sé a questo rischio.


I legumi hanno un effetto benefico per i diabetici in quanto, oltre a dare un senso di sazietà, il loro elevato contenuto di fibra solubile è in grado di tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue. Le fibre solubili, infatti, fermentano all’interno dell’intestino formano un gel che impedisce l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi. Sono ottimi quindi fagioli, lenticchie, ceci e piselli.


Allo stesso modo, il pane e la pasta integrali offrono un ottimo apporto di fibre e anche la verdura aiuta l’organismo a controllare l’assorbimento degli zuccheri. La frutta, invece, deve essere consumata con moderazione, evitando di consumare i frutti contenenti più zucchero, come l’uva e i fichi.


Infine, non devono mancare i cibi che costituiscono la dieta mediterranea, come il pesce, l’olio extravergine di oliva, affettati magri, come l’arrosto di tacchino o pollo, lo speck, il prosciutto crudo e la bresaola, latte e formaggi, in giuste quantità, la carne sia rossa che bianca.


Da evitare sono tutti gli zuccheri raffinati, dolci, salse e condimenti grassi, così come le bevande zuccherate, i formaggi più ricchi di grassi e i cibi fritti.


Colazione per diabetici


Sulla base di uno studio condotto su pazienti diabetici è emerso che una colazione ricca ed energetica è in grado di tenere sotto controllo la glicemia media durante tutto l’arco della giornata e dopo i pasti, dopo i quali, solitamente, si ha un picco glicemico. Questo sarebbe dovuto a una maggior risposta delle cellule β del pancreas e un maggior assorbimento di glucosio durante le prime fasi del giorno.


La colazione deve contenere quindi tutti i principali nutrienti, ovvero carboidrati, proteine, grassi buoni, fibre, vitamine e sali minerali, anche se bisogna limitare gli alimenti che hanno un impatto negativo sulla glicemia. Per quanto riguarda i carboidrati sono da preferire quelli complessi e integrali e per la frutta è bene consumarla fresca e intera o in alternativa la marmellata ma deve essere 100% frutta e senza zuccheri aggiunti.


Un esempio di colazione per diabetici può prevedere: mezzo pompelmo e 1 Yogurt Zymil Bianco o di soia con 2 fette di pane integrale ricoperte da 2-3 cucchiaini di marmellata senza zucchero. Tutto accompagnato da un caffè decaffeinato e senza zucchero.


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