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Macco di fave - Parmalat

preparazione
Preparazione: 10 min + 120 min di riposo Cottura: 60 min

Difficoltà
Facile

ingredienti
Per 4 persone

Fave

Fave 400 gr

Crema di latte

Crema di latte 250 ml

cipollotto

cipollotto 1

Aglio

Aglio 1 spicchio

Carote

Carote 1

Finocchietto selvatico

Finocchietto selvatico Q.B.

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Preparazione: 10 min + 120 min di riposo Cottura: 60 min

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Facile

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Fave

Fave 400 gr

Crema di latte

Crema di latte 250 ml

cipollotto

cipollotto 1

Aglio

Aglio 1 spicchio

Carote

Carote 1

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Finocchietto selvatico Q.B.

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Il macco di fave è una zuppa di legumi tipica della Sicilia, un piatto povero, fatto con ingredienti semplici della tradizione. Questa minestra vellutata al sapore di fave, arricchita con un trito di cipollotto, carote e aglio è semplice da realizzare, perfetta per condire la pasta o da mangiare in compagnia con dei crostini di pane tostato, una goduria per la stagione invernale!

Tutto quello che dovrete fare è lasciare in ammollo le fave decorticate per il tempo indicato, nel frattempo preparare il soffritto e poi tuffare le fave nella pentola con l'acqua necessaria per non far asciugare troppo la zuppa! Aggiungete finocchietto selvatico, sale e pepe e il gioco è fatto!

Dovete sapere che il tempo di cottura è indicativo: quando le fave si possono schiacciare con l'aiuto di un frullatore a immersione allora il piatto sarà pronto! Il macco può essere preparato sia con fave fresche che con fave secche, a seconda delle vostra disponibilità.

Cosa aspettate? Tuffatevi in questa minestra di fave, il suo gusto unico e avvolgente vi conquisterà! A rendere il tutto ancora più cremoso ci penserà la Crema di Latte Chef che, una volta aggiunta, conferirà una densità che sarà un piacere per il palato!

Pronti? Per realizzare il macco di fave, seguite questo procedimento:


Preparazione

Preparazione: 10 min + 120 min di riposo Cottura: 60 min
totali

Per preparare il macco di fave, per prima cosa passate sotto l'acqua le fave secche, poi lasciatele in ammollo per 2 ore.

Ponete in una pentola dai bordi alti il cipollotto e le carote tritati insieme allo spicchio d'aglio in camicia e soffriggeteli in un giro d'olio EVO. Quando le fave si saranno ammorbidite, aggiungetele nella pentola e versate dell'acqua calda fino a superare di 2 cm le fave. Rimuovete l'aglio.

Regolate di sale e pepe, coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere per 1 ora a fiamma dolce. Quando le fave saranno pronte, passate il composto con un frullatore a immersione e versate la Crema di Latte. Lasciate addensare per qualche minuto e servite con i vostri contorni preferiti, aggiungendo sulla minestra del finocchietto selvatico. Ecco fatto!

Curiosità

Il macco di fave, u maccu in dialetto siciliano, è una zuppa di fave appartenente alla gastronomia siciliana. Le fave sono protagoniste di ricette calde in tutto il meridione, dalla Sicilia fino ad arrivare alla Puglia e alla Basilicata, passando per la Calabria.

U maccu lo si trova nel Vocabolario Siciliano di Antonio Traina, risalente al 1868, testualmente riportato come "vivanda grossa di fave sgusciate, cotte in acqua e ridotte come in pasta”; l'evoluzione dialettale siciliana nell'italiano macco, dimostra come i confini tra cultura e gastronomia sono sempre più labili, infatti macco si usa per descrivere una poltiglia, una minestra stracotta.

Secondo l'opera di Pani e dolci di Sicilia dell'esperto Antonino Uccello, la tradizione della coltivazione della fava risale ad origini antichissime. Basti pensare che già Plinio il Vecchio era a conoscenza di questa preparazione che si intrecciava con i riti religiosi, definendola come "pietanza sacra e di arcaica religione", chiamando il pasto plus fabata; mentre per Pitagora le fave erano utili per entrare in contatto con i morti.

Anche nella commedia Le rane di Aristofane ritroviamo tracce del macco di fave, di cui si cibava Ercole, secondo la leggenda diffusa a quel tempo per cui il macco di fave fosse molto ricostituente. I Romani inizialmente usavano consumare le fave in occasioni di nefaste occasioni, come funerali e sepolture, i siciliani invece hanno sdoganato l'uso delle fave come ingrediente quotidiano da servire sulle tavole, a prescindere delle ricorrenze. Successivamente anche i Romani hanno utilizzato con più frequenza le fave, tanto da battezzare una delle gentes più note a Roma, i Fabi, a partire dalla fava (faba).

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